Louisa May Alcott (Germantown, Pennsylvania, 1832 – Boston 1888)

Luoisa Alcott è universalmente nota come autrice della saga familiare autobiografica che inizia con Piccole Donne, da cui trapela il suo impegno nella lotta per il suffragio universale e l’abolizionismo. Nelle storie sensazionali, protetta dall’anonimato, si confronta con un profilo gotico di Dark Lady, in lotta per il potere.

Margaret Oliphant: 24 aprile 1828 – 25 giugno 1897

Autrice estremamente prolifica si cimentò con diversi generi narrativi, spaziando dalle storie di fantasmi al romanzo di formazione. Ebbe una vita segnata da tragici lutti. La sua prosa potente non ha nulla da invidiare a quella delle più famose autrici vittoriane come Elizabeth Gaskell o le sorelle Bronte.

Luigi Capuana

Luigi Capuana (Mineo 1839 – ivi 1915)

Visse tra Firenze, Roma e la Sicilia. I suoi studi irregolari ma eclettici lo porteranno a frequentare personalità di spicco della cultura e dell’arte del suo tempo, quali Giovanni Verga e Federico De Roberto e ad occuparsi di letteratura, teatro, arte e folclore.

Luigi Capuana gettò le basi teoriche del verismo, definendo la teoria del romanzo come necessaria acquisizione del metodo scientifico alla letteratura. Il suo eclettismo, però, lo fece cimentare anche con altri generi letterari tra cui il fantastico e il soprannaturale.

Camillo Boito

Camillo Boito (Roma 1836 – Milano 1914)

Architetto e docente di architettura presso l’Accademia di Brera, dopo gli studi a Venezia trascorse tutta la vita a Milano. Apprezzato progettista e teorico dell’arte del restauro, per primo propugnò quello che viene definito come restauro filologico. Frequentò la Scapigliatura e pubblicò Storielle vane, una raccolta di racconti a cui fece seguito una seconda raccolta dal titolo Senso, nuove storielle vane.

Arrigo Boito

Arrigo Boito (Padova 1842 – Milano 1918)

Diplomato al conservatorio di Milano cominciò precocemente la carriera di librettista e compositore. Viaggiò per l’Europa e a Parigi conobbe Giuseppe Verdi per il quale scrisse diversi libretti d’opera tra cui Otello e Falstaff. Rientrato a Milano conobbe Emilio Praga e fu introdotto nei circoli della Scapigliatura. Accanto alla produzione musicale scrisse anche poesie e novelle. Fu nominato senatore nel 1912.

Tarchetti

Igino Ugo Tarchetti (San Salvatore Monferrato 1839 – Milano 1869)

In giovane età intraprende la carriera militare interrotta per l’indisciplina e per motivi di salute nel 1865. Si trasferì quindi a Milano, dove scriveva per mantenersi collaborando con diversi giornali e riviste. Esponente di spicco della Scapigliatura scrisse due delle più note opere ascrivibili a tale corrente: il romanzo Fosca, che cela elementi autobiografici, e la raccolta Racconti fantastici.

Remigio Zena

Remigio Zena (pseudonimo di Gaspare Invrea; Torino 1850 – Genova 1917)

Di nobile famiglia genovese (da cui lo pseudonimo Zena che in dialetto ligure sta per Genova), magistrato di professione e letterato per passione, aderì alle principali correnti del suo tempo tra Scapigliatura, Naturalismo e Verismo. Collaborò inoltre con diverse riviste.

Salvatore Di Giacomo

Salvatore Di Giacomo (Napoli 1860 – ivi 1934)

Abbandonò quasi subito gli studi in medicina per dedicarsi alla musica e alla poesia, divenendo ben presto uno dei più apprezzati parolieri delle canzoni della tradizione napoletana: tra gli altri sono suoi i testi di Marechiaro ed Era de Maggio. Apprezzato autore di teatro, scrisse poesie ed opere di narrativa, tra cui la raccolta di racconti fantastici Pipa e Boccale.

Federigo Verdinois

Federigo Verdinois (Caserta 1844 – Napoli 1927)

Giornalista e traduttore, portò in Italia le opere di Dickens, Shakespeare, Dostoevskij, Gogol e Puskin. Fu prima docente di lingua e letteratura inglese e poi di lingua e letteratura russa all’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Appassionato studioso di spiritismo trasmise questa sua passione alla letteratura con la raccolta Racconti inverosimili.

Emilio De Marchi

Emilio De Marchi (Milano 1851 – ivi 1901)

Accostato dalla critica al Manzoni per la sua capacità di descrivere i caratteri umani con umorismo e ironia non ebbe la medesima fortuna. Autore poco noto, anticipò i temi e le atmosfere del Padre Brown di Chesterton nel suo Il cappello del prete. Toccò i temi della narrativa fantastica nel racconto Caterina Barlausen anticipando con umorismo la problematica dei disturbi psicosomatici.

William Morris

William Morris (Elm House, Walthamstow, 1834 – Hammersmith 1896)

Mente eclettica e instancabile, la cui attività ha spaziato in diversi campi artistici e culturali: dal design all’architettura, fino ad arrivare alla militanza politica. È stato uno dei primi socialisti inglesi. Grande conoscitore dei miti nordici e del romanzo medievale islandese. È stato anche poeta e romanziere e, con alcune delle sue opere in prosa, ha gettato le basi del genere fantasy moderno, presentando storie in cui la realtà storica si intreccia con gli elementi fantastici della mitologia nordica a lui tanto cara.

Jules Verne

Jules Verne (Nantes, 8 febbraio 1828 – Amiens, 24 marzo 1905)

E’ tra gli scrittori francesi più noti, considerato da molti il padre della fantascienza. Destinato dal padre alla carriera forense, per la fortuna di milioni di lettori in tutto il mondo spinse il suo sguardo curioso e la sua penna in tutt’ altra direzione, creando i capolavori della letteratura che tutti conoscono: Dalla Terra alla Luna, Viaggio al centro della Terra, Ventimila leghe sotto i mari, solo per citare i più noti.

D’altra parte, era il meno che ci si potesse aspettare da uno spirito libero che, all’età di 11 anni, fuggì per imbarcarsi alla volta delle Indie, con il solo scopo di procurarsi una collana di corallo da regalare alla cugina Carolina, di cui era follemente innamorato! Raggiunto e costretto a terminare gli studi, mantenne sempre la propria fantasia onirica, raccontando di mondi che esistono oltre la realtà visibile. La sua capacità di mostrare ciò che è nascosto, irraggiungibile, segreto, si fonda sempre su fatti e dati reali, portati però alle estreme e inimmaginabili conseguenze.

Mary Eleanor Wilkins Freeman

Mary Eleanor Wilkins Freeman (Randolph, Massachusetts, 31 ottobre 1852 – Metuchen, 13 marzo 1930)

E’ stata una scrittrice statunitense prevalentemente autodidatta, ha pubblicato le sue prime opere a vent’anni. Fece della scrittura uno strumento di riscatto e di emancipazione; i suoi personaggi, prevalentemente femminili, sono anticonvenzionali e si caratterizzano per la forte determinazione.

Luisa Saredo

Luigia EMANUEL SAREDO (Novara 183o – Roma 1896)

Detta Luisa, firma alcuni lavori con lo pseudonimo-anagramma di Ludovico De Rosa. Autrice di poesie, novelle, romanzi e opere storiche; donna di grande talento, di intelligenza e cultura superiori, nasce a Novara nel 1830 dal Cav. Carlo Emanuel e dall’austera nobildonna Giuseppa Carotti. È il padre, suo unico istitutore privato, ad impartirle un’istruzione non frequente per i tempi che, tuttavia, non soddisfa la giovane che la sente addirittura lacunosa. Infatti poco più che quindicenne vede stampati alcuni suoi versi che incontrano il benevolo favore dalla stampa piemontese riconoscendole subito il profondo impegno. Proprio un giornalista sarà il futuro marito, Giuseppe Saredo, con il quale condividerà le idee liberali e vivrà una unione profonda e complice fino alla sua morte avvenuta a Roma nel 1896.
Per le influenze dell’epoca, le sue prime opere trattano i temi della poesia romantica italiana, mentre gli scritti successivi si distinguono per la rapidità di azione, l’intreccio del racconto, lo stile scorrevole, l’abilità di mantenere alto l’interesse del lettore, nonché la verosimiglianza delle scene che appare addirittura cruda tanto da far meravigliare il marito che si chiedeva come facesse «sì semplice e quasi ingenua» a concepire e descrivere trame tanto cruente.

Emilio Salgari

Emilio Salgari (Verona 1862 – Torino 1911)

Emilio Giuseppe Carlo Maria Salgàri (dalla voce dialettale salgàr – salice nero) nasce a Verona nel 1862 da famiglia piccolo-borghese di origini popolane.
Vittima del fascino per l’avventura, a sedici anni si iscrive all’Istituto Nautico lasciando poi gli studi senza conseguire il diploma di capitano di lungo corso, come tanto desiderava.
Intraprende la prolifica strada dello scrittore per dar sfogo alla sua enorme ed incontrollabile fantasia che lo porta in luoghi esotici e lontanissimi dove prendono vita vicende incredibili che danno voce alla voglia di viaggiare e di conoscere, all’apertura verso il futuro che serpeggia nell’Italia dell’epoca.
Per lungo tempo il mondo crederà alla veridicità di quelle esperienze, ma l’unico viaggio che la sorte gli riserva è solo quello di tre mesi per l’Adriatico su una nave da trasporto. Egli non lascia mai la scrivania; tutto è frutto di minuziose ricerche.
I rocamboleschi racconti splendono di nobili valori: eroismo, amicizia, onore, giustizia, ma l’esistenza dello scrittore scorre infelice.
Gli scarsi compensi corrisposti dagli editori, lo obbligano a scrivere a ritmo serrato, anche con più pseudonimi, per provvedere alla famiglia. Ma tutto è vano.
Nel 1911, lo stesso anno in cui la salute della moglie peggiora fino all’internamento presso un manicomio, provato e sopraffatto dalla disperazione, l’autore attua il suicidio, già tentato l’anno prima, lasciando lettere di addio ai figli, ai giornali, nonché un esplicito atto di accusa contro gli editori che si sono arricchiti “sulla sua pelle”.
Senza eco, il suo feretro scivola per le vie torinesi tra il fragore dell’Esposizione Universale.

Giovanni Magherini Graziani

Giovanni Magherini Graziani  (Figline Valdarno 1852 – 1924 a Città di Castello (PG))

Borghese benestante, filantropo, uomo di grande cultura, studioso di storia dell’arte e appassionato di ricerca storica, nasce a Figline Valdarno (Fi) nel 1852. Sposa la contessa Maddalena Libri Graziani, dei conti Libri di Firenze e dei conti Graziani di Città di Castello, di cui acquisisce titolo e cognome
Vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, muore nel 1924 nella sua amata Città di Castello (Pg), che reputa la sua città adottiva, e alla quale dedica la Storia Critica in tre volumi. La sua passione per i documenti lo porta alla stesura delle monografie su Masaccio e Raffaello, nonché In Valdarno (racconti toscani), storie e novelle sulle leggende popolari della storia valdarnese.
Sottovalutato scrittore di racconti di paura, rappresenta l’unico esempio di autore italiano pubblicato, postumo, sulla rivista Weird Tales. Infatti il racconto Fioraccio, dopo una prima traduzione in francese, viene poi trasposto in inglese e pubblicato nell’antologia Modern Ghosts per essere infine proposto nel 1936 sulla rubrica Weird Story Reprint del famoso periodico statunitense.

Edoardo Calandra

Edoardo Calandra (Torino 1852 – Torino 1911)

Nato a Torino nel 1852, in una ricca e colta famiglia borghese, rimane orfano di madre crescendo tra la passione per le antichità del padre e del nonno.
Si dedica allo studio della pittura che praticherà fino al 1880, anno in cui presso l’editore Casanova comincia a frequentare illustri letterati e inizia la sua carriera di illustratore.
Ma è nel 1884 che si avvicina alla scrittura con la quale sente di aver finalmente trovato il giusto mezzo espressivo.
Dopo un inizio frammentario, scrive il romanzo La Bufera che sarà considerato il suo capolavoro ma che non incontra i favori della critica né nella prima edizione del 1898, né nella seconda, profondamente riveduta, del 1911. Unica eccezione quella del filosofo Benedetto Croce che in una lettera che precorre un suo articolo, nel febbraio 1911 si duole per “aver tardato tanto a fare la conoscenza di un così semplice, solido e onesto scrittore”. L’artista risponde: “Ho assaporato frase per frase il suo articolo, così meditato, così profondo, e pieno di tante cose che mi meravigliano e mi commuovono. Ella mi ha procurato una delle gioie più schiette e più intense ch’io abbia provate in questi anni”. Già malato, muore a Torino il 28 ottobre dello stesso anno

Amilcare Lauria - Sebetia altera

Amilcare Lauria (Napoli 1854 – Napoli 1932)

Nasce a Napoli nel 1854 dove muore nel 1932. Conseguita la laurea in giurisprudenza pratica malvolentieri la professione di Avvocato ed è proprio dalla sua esperienza legale che prendono vita le sue opere.
Egli infatti rappresenta quella società piccolo-borghese che patrocina, inequivocabilmente napoletana; vibra della sua stessa umanità, del suo modo di esprimersi, degli stessi problemi e ansie; non fa altro che proiettare la realtà a cui assiste.
Come scrive Croce, Lauria è “uno di quegli scrittori che par che prendano con le mani la realtà e la gettino, fremente di vita, gridante e smaniante, accesa di colori, sulle carte che riempiono dei loro segni di scrittura”

Gaetano Carlo Chelli

Gaetano Carlo Chelli (Massa 1847 – Roma 1904)

Nasce a Massa nel 1847 in una benestante e numerosa famiglia. Dopo gli studi tecnici e il servizio militare volontario, diventa gerente del settimanale L’Apuano, periodico di atti giudiziari e amministrativi di Massa Carrara che il giovane trasforma in un ricco giornale di informazione del territorio su cui pubblicherà, con lo pseudonimo K., articoli che riflettono il suo orientamento anticlericale e liberale. È L’Apuano che vede i suoi primi passi letterari con i racconti d’appendice e alcuni racconti a puntate. Nel 1874 si stabilisce a Roma e inizia la stesura del suo primo romanzo, quattro anni più tardi si impiega presso la Regia dei Tabacchi e frequenta Adele Dognazzi, che sarà la madre dei suoi sei figli e che sposerà solo nel 1882.

Con l’editore Sommaruga continua la sua attività letteraria che sviluppa anche attraverso la collaborazione con Conaca Bizantina, Fanfulla e La Domenica Letteraria, un’attività che proseguirà fino alla morte avvenuta a Roma nel 1904, ma che alla fine degli anni ’80 subirà una crisi forse dovuta alla capitolazione dei suoi alti ideali messi a confronto con una Roma traviata e simbolo di tutti i mali del Paese.

Daniele Oberto Marrama (Napoli 1874 – Napoli 1912)

Scrittore dall’originale personalità, avvocato, giornalista, critico d’arte e di teatro, poeta, polemista, autore di opuscoli anarchici, nasce a Napoli nel 1874.
Scrive su alcune importanti testate come Il Mattino, la rivista letteraria di Matilde Serao La Settimana, di cui è stato redattore capo, e Il Giorno su cui pubblica articoli su eventi artistici e recensioni sulle novità letterarie. Nel 1912, a soli trentasette anni, muore a Napoli uno scrittore italiano poco sconosciuto ma che nulla ha da invidiare ai più famosi autori stranieri dello stesso genere