La Scapigliatura e la musica.

Torino 1896: per la prima volta viene rappresentata la Bohème di Puccini; parole e musica rendono stereotipo l’intellettuale scapigliato, con tutte le sue contraddizioni, con tutto il suo bagaglio di passione, pallido ed emaciato, logoro e mendico di pietà. È una visione manipolata, di sicuro degenere rispetto alla realtà; ma la sorte gioca un bel tiro, e non mancino: di vero sussiste il rapporto interessante tra la Scapigliatura e la musica.
“Seguendo la storia del pensiero e del progressivo incivilimento, è del più alto interesse osservare il simultaneo cammino delle tre arti sorelle, l’arte della parola, la plastica, la tonica le quali, come le Grazie si tengono avvinte. Dappertutto, dove la civiltà è penetrata e dove continua il suo corso, noi vediamo svolgersi le fasi del pensiero sotto alla triplice manifestazione” (Giuseppe Rovani, Introduzione alle tre arti): una fotografia perfetta.
Gli Scapigliati sono protagonisti del sistema musicale italiano del secondo Ottocento: Ghislanzoni scrive il libretto di Aida per Verdi, ma ben più addentro al panorama musicale è Arrigo Boito, non solo autore di prosa e poesia: compone il libretto e la musica

di Mefistofele. La prima rappresentazione alla Scala nel 1868 non ha successo, più fortunata, invece, quella di Bologna nel 1875; innegabile il richiamo al Faust di Goethe, che l’autore stesso esplicita nell’introduzione: “Ogni uomo arso dalla sete della scienza e della vita, invaso dalla curiosità del bene e del male, è Faust. (…) Com’è inesauribile il tipo di Faust è inesauribile quello di Mefistofele”.

https://www.youtube.com/watch?v=5eUUhw0eHbI&feature=youtu.be

Boito e l’innovazione del melodramma.

Boito matura una sua linea compositiva e innovativa del melodramma: va tenuto in maggior conto il libretto, che non offra una trama scontata, ma che valorizzi i contenuti psicologici e il dramma esistenziale; prende le distanze da Verdi che eccede nel far prevalere la musica. Ovvio: Verdi è di formazione unicamente musicale, Boito è scrittore e musicista. Il confronto tra i due è serrato, come testimonia il Carteggio Verdi-Boito: vince Boito senza dubbio.
Nel 1876, con lo pseudonimo-anagramma Tobia Gorrio, raccoglie il successo per il suo libretto della Gioconda di Ponchielli, convinto fin dalle prove della buona riuscita e appagato poi dal risultato: durante la rappresentazione a Milano, alla fine della prima, gli artisti sono richiamati in scena ventisette volte. E l’anno successivo Arrigo Boito scrive proprio per Verdi il libretto di Otello e il Falstaff nel 1893, quando la Scapigliatura letteraria sembra aver quasi già esaurito le sue risorse: è una sorta di filiazione, di passaggio di consegne.
Verdi supera le caratteristiche, a tratti pesanti secondo la critica, della sua precedente produzione e offre un Falstaff che non segue gli schemi prestabiliti, pur osteggiando il disegno musicale tedesco, lo assimila e lo rielabora: ha creato un mezzo di rivestimento melodico. I vocaboli di Boito, magari solo tesi ad un leggero e sfuggente suggerimento, trovano la loro naturale continuità musicale in due battute; e sulla parola “Saltimbanco” Verdi ne scrive tre! Il recitativo è eliminato, ma non basta chiudere la questione sul dilemma aria-recitativo: è un nuovo linguaggio lirico, sono formule, sono lessemi che già in sé hanno la musica.

https://www.youtube.com/watch?v=LvFyDeOwMtY&feature=youtu.be

E mentre porta a compimento la Rivoluzione Scapigliata, Boito rinnega la sua prima opera Re Orso. Ma ormai il dado è tratto e la Scapigliatura ha toccato le corde per un nuovo modo di concepire l’opera lirica: le parole suonano, la musica racconta in una lievissima delicatezza di compenetrazione.

Ilaria Anna Lucini