La Scapigliatura contro Manzoni

È il 1861 e Camillo Benso conte di Cavour muore pochi mesi dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia. La stagione eroica delle “Guerre d’indipendenza” si è appena conclusa; i governi della destra storica e le prime mosse del neonato Stato non soddisfano le aspettative. Si apre una stagione politica molto travagliata che si concluderà con la cosiddetta “rivoluzione parlamentare” e l’elezione a presidente del consiglio di Agostino De Pretis (1876).

I trambusti politici sono accompagnati da stravolgimenti sociali ed economici. La seconda metà del secolo XIX vede l’Italia settentrionale avviata verso l’industrializzazione; di conseguenza le città cominciano ad attirare manodopera dai centri agricoli.

La metropoli italiana.

Milano diventa la “Parigi d’Italia”, trasformandosi nella città più europea della penisola e la capitale economica del neonato Stato.

Lo spazio urbano si trasforma e si complica. L’industrializzazione dell’economia italiana porta alla nascita di un’agiata borghesia. Crea, però, anche una torma proletaria costretta a vivere in spazi angusti e poco salubri. La modernizzazione e la spinta produttiva del capitalismo borghese fanno esplodere dirompenti dinamiche sociali. Lo stesso “incivilimento” borghese porta forti tensioni: i lavoratori inurbati si scontrano con ritmi e condizioni di vita assolutamente nuove e, spesso, non migliori rispetto a quelle delle campagne.

La nascita dell’industria e le sue ripercussioni sulla società.

Il fiorire dell’industria produttiva si accompagna alla nascita dell’industria della cultura. Le case editrici “Treves” e “Sonzogno” specialmente grazie alla pubblicazione di numerose riviste periodiche e di libri dedicati ad un pubblico ampio, sdoganano anche in Italia i primi germi della cultura di massa.
Le pubblicazioni ad ampia distribuzione seguono da vicino l’evolversi della società e i suoi gusti. Per questo molte riviste non tratteranno più materie umanistiche, ma materie più pratiche. Lo sviluppo industriale richiede competenze tecniche e una fetta sempre più larga della popolazione si interessa a letture tecnico-scientifiche.

Le tensioni prima espresse servono da spunto per una nuova generazioni di intellettuali che prenderanno in Milano la propria patria spirituale e creeranno il movimento culturale che meglio esprimerà il senso di questa stagione burrascosa: la “Scapigliatura”.

La scapigliatura.

Gli Scapigliati, Igino Ugo Tarchetti, i fratelli Camillo e Arrigo Boito, Carlo Dossi e Luigi Gualdo, per citare gli esponenti più illustri, sono gli interpreti più sinceri degli stravolgimenti epocali che si vivono in Italia. Essi si definiscono “Romantici in ira” poiché vogliono sovvertire tutte le regole artistiche e letterarie rappresentate dai paternalistici romantici Italiani che, all’indomani della restaurazione, avevano preferito propugnare una letteratura paternalistico-morale rifiutando i dettami romantici d’oltralpe ricchi di suggestioni fantastiche.

Gli Scapigliati, invece, vogliono essere gli interpreti del nuovo tessuto sociale e prendere ad esempio i romantici europei. Propugnare le suggestioni del fantastico e del macabro e schierarsi decisamente contro il “bottegume e borghesume”. Il narratore non sarà più un’entità onniscente che utilizza la narrazione come esempio morale, ma un interprete dinamico della realtà che instaura un rapporto personale con il lettore.

Tarchetti e il rapporto tra autore e lettore.

Tarchetti porta questa nuova declinazione del narratore alle estreme conseguenze, arrivando a dire “io scrivo per me medesimo”. Nonostante gli intenti di schierarsi contro la massificazione della cultura i giovani Scapigliati non disdegnano la possibilità di guadagnare qualcosa con le proprie penne. Nonostante questo, inaugurano un’interessante stagione narrativa, aprendo le porte alle fascinazioni fantastiche e orrorifiche tanto in voga nel resto d’Europa.

Marcello Figoni