Prequel.

Rhys utilizza la tecnica postmodernista della variazione dei punti di vista della storia, presentando sia la voce narrante della madwoman in the attic, sia quella del vampirico straniero bianco. Le vicende coprono un arco di tempo/spazio che precede la love story di Jane Eyre e del master e la intercetta, seguendone implicitamente lo sviluppo nella sequenza del velo da sposa, lacerato e distrutto dalla folle. Wide Sargasso Sea costituisce un potenziale prequel al romanzo ottocentesco, che rende espliciti e concatenati gli avvenimenti precedenti. Partono dall’infanzia di Antoinette Cosway, bellissima creola che assomma in sé i rischi di una vulnerabilità complessa; è legata in parte a cause genetiche, quali l’eredità di un disagio mentale per parte materna, e a fattori ambientali, ossia l’isolamento causato dalle incompatibilità del meticciato. Il sentimento di non appartenenza, che a poco a poco la condurrà a stati dissociativi e poi allo straniamento senza ritorno, ha inizio dal rifiuto, da parte della comunità dei pari nativi, di integrare fra di loro la mezzosangue Antoinette, definita “white cockroach” “blatta

bianca”. Sospinta in un limbo sotto-soglia di disaggregazione psichica e sociale, l’irrequieta Antoinette, al manifestarsi dei primi segnali di disagio è soprannominata Bertha dal marito. Una citazione indiretta da Jane Eyre di notevole efficacia, che seppure trasversalmente, ci consente la piena identificazione del revenant con Rochester. Esposta all’azzardo della relazione extraconiugale con l’amante di colore, cui è legata dall’adolescenza, e la dipendenza psicologica dal marito-padrone bianco, Antoinette perde la bussola; fluttuando in uno stato larvale di esproprio dell’io, al limite della psicosi. In seguito a queste limitazioni di identità Antoinette subisce sottrazioni successive di possesso, sino a diventare la piena proprietà del fantasmatico, nuovo mercante di schiavi, venuto dall’Inghilterra in cerca di affermazioni sociali; ecco svelarsi pienamente il significante revenant, il “vampiro”, secondo il titolo che la scrittrice aveva inizialmente designato per la sua storia, con l’atmosfera di ossessione/oppressione segnata dallo zombi senza nome, tornato dal mondo del sogno imperialista britannico per dissanguare la colonia giamaicana. Ma alla fine Jean Rhys scelse un altro titolo, “Wide Sargasso Sea”, che le consentiva un vasto richiamo simbolico all’ambientazione tropicale degli spazi caraibici, in suggestiva relazione analogica all’intricato mondo lambito da quel mare-non mare. L’insidiosa atmosfera del fluttuante, della dislocazione, è designata nelle alghe alla deriva, che rendono quasi ogni situazione estremamente dislocata rispetto al centro metropolitano anglo-europeo. Perché il Mare dei Sargassi, definito dalle stesse mutevoli correnti oceaniche che racchiudono la zona calma al centro delle correnti nordatlantiche, inscrivendola nel perimetro di un movimento rotatorio, è una massa ellittica di acque che lentamente e impercettibilmente muovono, insieme al flusso di alghe alla deriva, vorticando verso il centro del più gelido sito oceanico dell’Atlantico settentrionale. Le alghe fluttuanti dei sargassi rinviano alla metaforica dei “fluttuanti”, instabili umori dell’autrice Jean Rhys, ri-suggeriti attraverso le porta-voci dei suoi romanzi, figure di nevrotiche donne alla deriva. La dicotomia interna della storia, sottolineata dal tema del trascinamento inconsapevole, suggerisce che l’incrinatura della stabilità, cui il fluttuare delle alghe allude, riflette il precario senso dell’io che debilita tanto Antoinette quanto la madre Annette: impazzita dopo la morte del figlioletto disabile durante l’assalto incendiario della loro casa ad opera di nativi facinorosi. L’immagine della distesa sterminata o prateria dei sargassi alla deriva rinvia al paradigma dell’oblio della coscienza, quando è soppiantato dai grovigli dell’inconscio. Vi è una probabile corrispondenza simbolica fra il fremito dell’inconscio, considerato a motivo delle sue insondabili, insospettatamente vitali potenzialità, e la superficie immobile del mare dei Sargassi; che, essendo considerato a prima vista deserto e visibilmente privo di vita, ricoperto dalla coltre di alghe, è ritenuto a torto una zona morta. L’alternanza del ciclo vitale dell’alga bruna è soggetta a drammatiche, periodiche fluttuazioni di crescita/decrescita; ragion per cui, per certi aspetti, analogo è il flusso psichico relativo al processo percettivo e di rielaborazione/ri-creazione, attivato pel tramite di misteriose correnti neuronali sotterranee. Sicché, quando la brezza dell’ispirazione torna a spirare, allora la vita segreta dell’energia inconscia tornerà a fluttuare e pulsare, rovesciando i suoi tesori stratificati nel profondo, come fosse il fitoplancton rivelato da una lente d’ingrandimento. Il figurativismo del titolo è anche un’indicazione indiretta alle maglie della apparente ripetitività fornite dall’adesione al romanzo –prototipo, Jane Eyre; il movimento ciclico della ripetizione, attraverso il rinnovamento mimetico, rigenera la creazione, la nuova ritessitura degli eventi letterari secondo la prospettiva post-moderna, che disloca i personaggi dal centro dell’impero britannico all’estrema periferia dell’arcipelago delle Antille. Il punto di non ritorno è per Antoinette introdotto attraverso l’implicito suggerimento alla nave incagliata nelle mucillagini dei sargassi. Durante il viaggio che dall’isola caraibica della sua sconfinata libertà adolescenziale la riporterà alle latitudini nord atlantiche della prigione maritale inglese, a bordo di una nave pseudo-negriera, Antoinette insistentemente ripete che il bastimento “ha perso la rotta per l’Inghilterra”. La frase cela un possibile riferimento al folklore che elabora leggende intorno alle rotte del mare dei Sargassi: dove le navi si arenavano nelle stesse, vaste distese di alghe, nella calma piatta, fra le cui acque ospitali le anguille annualmente si riproducono. Gli stessi serpenti marini celebrati da Coleridge in The Rhyme of the Ancient Mariner rivelano, specificatamente negli attributi di fertilità e di rigenerazione perpetua, il paradigma comune. D’altronde, dal momento che il Grande Mare dei Sargassi è un luogo di incontro per le anguille giunte a maturazione sessuale, è intuibile il ruolo simbolicamente ad esse sottinteso. Trascinate dal gioco delle correnti, le larve delle anguille lasciano il luogo natio e imboccano i canali della corrente del golfo fino alle acque costiere nordeuropee, dove ristagnano per oltre un decennio nei fiumi, nei territori natali dei loro progenitori, prima di emigrare e nidificare nelle calde acque dormienti del mar dei Sargassi.

Angelica Palumbo