Peccato, riscatto e redenzione nel romanzo “La Lettera Scarlatta” di N. Hawthorne

Boston – New England -XVII° secolo.
Hester, Dimmesdale, Chillingworth , Pearl : quattro nomi, quattro simboli che diventano pietre miliari del simbolismo americano dell’Ottocento, attingendo alla Bibbia, a Spenser , a Shakespeare e a Milton.
Poi la Natura: il bosco che diventa, di volta in volta, protagonista-antagonista nella lotta continua fra peccato e senso di colpa, letargo e risveglio di una società radicata nel puritanesimo del “nuovo popolo del Signore”, nel Nuovo Mondo. Un bosco che vortica di voci e suoni scomposti di improbabili sarabande di vecchie streghe e antiche superstizioni nel verde Massachusetts.

La gente: facce lavate dal grigiore puritano, livide di invidia, morbosamente curiose del piacere, non solo fisico, ma morale e civile, risvegliate e gelosamente ammirate e stupefatte alla vista di quella “A”, scarlatta come il sangue della vita e della morte.
Ed ecco: Hester, scandalosamente bella e fiera e sfrontata con quella “A” di adultera ricamata in trame di fili che ostentano sicurezza, spavalderia di chi , segretamente, sa di aver ubbidito più alle leggi umane che a quelle di un rigore morale imposto e, nel profondo, scarsamente condiviso.

Il romanzo

Il romanzo (o piuttosto storia avventurosa del passato?) si dipana secondo l’ordine degli accadimenti quotidiani, intorno ai protagonisti con qualche incursione nell’imponderabile o nell’imprevedibile, ma coglie in un unico fatto deprecato, eppure meraviglioso, l’essenza dell’essere: la nascita di Pearl.
Hester in un ultimo disperato tentativo di rifiuto delle ipocrite convenzioni sociali, non rivela il nome del padre naturale della piccola ma, dopo aver scontato la pena inflittale, si isola e nella solitudine di una casa ai margini del bosco, lontano da sguardi maligni e persecuzioni crudeli, lavora di ago e filo e si preoccupa dei più deboli.
La sua vita è una resurrezione faticosa, paziente avanguardia di una femminilità non soggetta alle leggi troppo spesso ingiuste e infamanti di generazioni di “maschi” insensibili, indifferenti o addirittura malvagi.
I due protagonisti maschili, il reverendo Dimmesdale (padre naturale di Pearl) il cui nome evoca una triste valle scavata nella nebbia e attraversata da rivi di lacrime e il “dottor” Chillingworth (il marito creduto morto da Hester) che incarna il persecutore crudele ferocemente votato alla vendetta, non sono altro che figure statiche relegate alla funzione speculativa dei due aspetti dell’umana avventura: la vita che non conosce l’amore e il perdono o la tolleranza e quella che non ri-conosce l’amore se non nella sua forma divina per il suo Creatore.
E infine la piccola Pearl, la bambina-folletto che compirà una meravigliosa sintesi fra questi opposti e, dotata dello stesso dinamismo e passione della madre, crescerà libera e innocente in una realtà finalmente pacificata.

Rita Cavalletti